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La Festa di Sant’Agata

Origini, storia e tradizioni della festa simbolo di Catania

Raccontare Sant’Agata per qualcuno che non è nato a Catania, non è facile.

Non ho mai indossato il sacco, ho avuto la fortuna di vivere la festa una sola volta, ma dal momento in cui ho conosciuto la città di Catania, Sant’Agata ha avuto un impatto enorme nella mia vita.

Quest’anno, come era prevedibile, a causa della pandemia ancora in atto non sarà possibile celebrare la festa di Sant’Agata come avviene ogni febbraio, da quasi un millennio.

Anche per questo per la popolazione è difficile accettare che quest’anno non si possa celebrare la Santa: è un momento importante per la città, che ogni anno aspetta con trepidazione di poter rivedere finalmente la Santuzza girare per la sua Catania.

Ecco perchè ho deciso, in questi giorni, di celebrare la Santa pubblicando i ricordi di quella che per me è stata la prima festa di Sant’Agata: mi permetterà di rivivere quei momenti che sono stati così intesi e condividerli con voi, nella speranza che nel 2022 potremmo finalmente ritrovarci accanto al fercolo ad urlare “Tutti devoti tutti!”

Ricordo che la prima volta in cui sentii parlare di questa festa, immaginai piazze stracolme di persone, strade del centro ricoperte di cera, canti e preghiere risalenti a tempi lontani; tutte queste immagini presero vita nel febbraio 2020, quando potei viverle per la prima volta.

Credevo che i racconti su questa festività fossero esagerati, ma nel momento in cui mi trovai a tu per tu con la Santa, mi resi conto che quanto mi era stato detto corrispondeva esattamente alla realtà. La festa di Sant’Agata è un momento incredibilmente emozionante e non si può restare impassibili davanti alla commozione dei devoti che urlano, cantano, piangono e salutano finalmente la Santa che da tanto tempo non scendeva in mezzo ai cittadini.

Si è stimato che durante queste giornate, si riversino in città tra cittadini e turisti, almeno un milione di persone, facendo così di Sant’Agata la terza festa religiosa più grande del mondo.

Vita di Sant’Agata e Origini della festa

I Catanesi cominciarono a celebrare Sant’Agata a seguito del suo martirio, avvenuto nel 5 febbraio del 251, ma fu solo dopo il ritorno delle sue spoglie in città ,nel 1126, che si ebbe la prima processione ufficiale (le reliquie vennero donate a Costantinopoli dal Generale Maniace nel 1040 e riportate a Catania il 17 agosto 1126 da Gisilberto e Goselmo. Ancora oggi il 17 agosto si celebra la Santa per ricordare il suo ritorno in patria).

Probabilmente le radici di questo culto sono da rintracciarsi nella venerazione della dea Iside, divinità che nei secoli passati deve aver avuto un ruolo importante per i culti pagani in città.

Sant’Agata è conosciuta anche come la Santuzza o la Santa bambina, proprio per la giovane età in cui subì il martirio.

L’origine della nascita di Agata è sempre stata motivo di discussione: Palermo, Galermo o Catania. In base però all’importante tradizione ed alla documentazione del suo martirio sembra che la possibilità che vede i natali della Santa a Catania sia quella maggiormente attendibile.

Agata era una giovane ragazza di famiglia aristocratica, della quale il proconsole Quinziano si appassionò. Essendo la città sotto dominazione romana, Quinziano ordinò alla ragazza di rinnegare la sua fede cristiana e di rivolgersi agli dei pagani, come si conveniva. Agata fortemente convinta della propria fede, si rifiutò di adorare gli dei e il proconsole la affidò alla cortigiana Afrodisia con l’intento di scalfire quella che era una incrollabile fede. Non avendo effetto nemmeno l’opera di corruzione della cortigiana, Quinziano processò Agata al palazzo pretorio e da lì venne prima incarcerata e poi torturata, in particolare con il supplizio della recisione delle mammelle che connota fortemente tutte le raffigurazioni del martirio. Un altro momento importante, riportato in molte raffigurazioni, è quello che vede la Santa soccorsa da San Pietro che curò le sue ferite mentre si trovava nel carcere. I supplizi di Agata terminarono con la tortura dei carboni ardenti. Agata morì il 5 febbraio 251 ma fu in questa occasione che la terra tremò facendo fuggire i soldati romani e che il sacro velo rosso non bruciò. È proprio questo il velo che secondo la leggenda è in grado di proteggere la città di Catania dalla lava dell’Etna.

I luoghi dove ebbe luogo il martirio di Sant’Agata sono oggi venerati e vi sorgono chiese ed edifici monumentali come S. Agata la Vetere, S. Agata al Carcere, S. Agata alla Fornace, Cattedrale di S. Agata.

È proprio nella cattedrale che oggi sono custodite le reliquie della Santa ed è da qui che inizia e termina la festa di Agata.
Nel 1376 venne realizzato il busto reliquiario che ospita la testa ed il torace della Santa, mentre i reliquiari anatomici contenenti gli arti ed una delle mammelle, sono custoditi all’interno di uno scrigno d’argento risalente al 1576. Il fercolo, che viene trainato dai cittadini tramite due cordoni (lunghi oltre 100 metri) venne costruito nel 1518.

I devoti indossano un abito bianco, chiamato “Sacco”, con guanti bianchi, papalina nera (scurzitta), un fazzoletto di esultanza, un cordone in vita e talvolta delle coccarde raffiguranti il volto della Santa. L’origine di questo abito tradizionale viene fatta risalire alla notte del rientro delle reliquie in città per cui i cittadini, svegliati nel sonno, sarebbero andati ad accogliere la Santa con gli abiti da notte.

Trovai molto curioso vedere un paio di signore con il sacco verde e mi è stato raccontato che originariamente le donne non indossavano il sacco, solo successivamente iniziarono ad indossarlo di questo colore che doveva essere quello della tunica di Agata e solo in tempi recenti anche le donne hanno iniziato ad indossare il sacco bianco.

Le candelore sono un altro elemento fondamentale per le celebrazioni. Sono tredici immensi cerei, con un peso che arriva fin quasi a una tonnellata, che rappresentano le corporazioni e i mestieri della città. Le candelore vengono portate a spalla da molti uomini e accompagnano tutta la festa con le loro luci e le loro decorazioni, “annacandosi” e danzando a ritmo di musica per omaggiare la Santa.

Le celebrazioni: 3 – 4 – 5 febbraio

Arriviamo però finalmente a parlare dei giorni di festa.

3 Febbraio

La festa di Sant’Agata si apre ufficialmente il 3 febbraio. I momenti salienti sono:

L’offerta della cera e la sfilata della carrozza del senato: la processione con le alte cariche della città parte dalla chiesa di S. Agata alla Fornace, che si trova alle spalle dell’anfiteatro in piazza Stesicoro, e raggiunge la cattedrale di S. Agata. In questa occasione sfilano anche le candelore;

I Fuochi della sera del 3: la sera del tre febbraio termina con un meraviglioso spettacolo pirotecnico in Piazza Duomo. Un incredibile momento in cui il cielo di Catania si riempie di colori che danzano a tempo di musica seguendo l’orchestra.

4 Febbraio

Le celebrazioni hanno ufficialmente inizio il 4 febbraio con:

La messa dell’aurora: le celebrazioni iniziano molto presto, attorno alle 5 del mattino ed è il momento in cui finalmente verrà aperto il sacello di Sant’Agata e la Santa può uscire dai cancelli che la proteggono durante il resto dell’anno, per essere riabbracciata finalmente dai suoi cittadini, che in un momento di forte commozione la salutano e si preparano a portarla in processione;

Il giro esterno della città: nel corso della prima giornata la Santa viene portata in processione in quello che viene chiamato “il giro esterno”. Il percorso segue l’antico perimetro della città, cominciando con l’uscita da Porta Uzeda, alla sinistra della cattedrale e dirigendosi verso gli archi della marina. Durante tutta la processione moltissimi fedeli offrono ceri alla Santa, costringendo la processione a fermarsi puntualmente per le operazioni di “scarico della cera”, evitando che il fercolo si appesantisca e facendo sì che sia possibile per tutti offrire un omaggio alla Santa. Uno dei momenti di maggiore suggestione di questa prima giornata è la ‘cchianata dei cappuccini; all’altezza di Piazza Stesicoro, l’Arcivescovo si rivolge ai cittadini e i devoti trasportano la Santa fino a Sant’ Agata la Vetere percorrendo la salita di corsa. È un momento importante in cui i devoti devono prestare molta attenzione perché per via della calca e della stanchezza può accadere che qualcuno rischi di farsi male e pertanto è importante che tutti i devoti attaccati al cordone, siano concentrati e si spalleggino in questo momento. È stato bello per me, vedere come ragazzi che non si erano mai conosciuti, ma accomunati dalla fede per Agata, si incoraggiassero a correre su per quella salita, guardando uno le spalle dell’altro, in un momento di forte fratellanza e unione. La processione procede verso il fortino, dove ha luogo uno spettacolo pirotecnico notturno e infine la Santa verrà riportata in cattedrale alle prime luci dell’alba.  

5 Febbraio

Il culmine delle celebrazioni è il 5 febbraio, giorno in cui terminano i festeggiamenti, con:

La messa del pontificale ed esposizione del busto: la mattina del 5 febbraio, all’interno della Cattedrale, viene celebrata una messa solenne e la Santa rimane esposta in chiesa durante tutta la giornata per ricevere i suoi cittadini e in attesa di essere portata in processione;

Il giro interno: la processione inizia attorno alle 18 e non terminerà prima del mattino del giorno successivo. Durante la nottata, la Santa seguirà il percorso tra via Etnea ed il quartiere Borgo. È una notte ricca di fascino, in particolare per l’accensione dei ceri. Via Etnea verrà cosparsa di segatura e terra per rendere meno pericoloso il passaggio e per evitare che la strada si riempia di cera: i devoti porteranno a spalla enormi ceri in segno di devozione alla Santa. I canti, le preghiere e le urla dei devoti, raccolti nei luoghi di culto sono strazianti e trasmettono tutta la passione e la devozione verso questa festività. Il culmine della processione è alle prime luci dell’alba, in piazza Cavour per i “fuochi del borgo”, lo spettacolo pirotecnico che vede il fercolo girarsi per tornare verso la Cattedrale. Ultima importante tappa per la Santa sarà alla Chiesa di San Benedetto ai Crociferi; i devoti con un ultimo grande sforzo intraprenderanno la cchianata di San Giuliano e porteranno il fercolo dalle monache Clarisse, che finalmente dopo un anno di attesa potranno uscire per inneggiare Sant’Agata coi loro canti. È un momento di commozione per tutti perché è l’ultimo grande saluto ad Agata prima del rientro in cattedrale.

La festa di Sant’Agata è stata per me un momento di grande coinvolgimento emotivo, con sensazioni forti che sono perdurate per molto tempo a seguito della festa. Il coinvolgimento è indubbiamente anche fisico, dal momento che resistere svegli per così tante ore, camminando con un passo estremamente lento e con il freddo di febbraio è una grande prova di resistenza. Il rammarico di non poter vivere pienamente la festa quest’anno, lascia però il posto al desiderio di poter l’anno prossimo, partecipare a tutti i suoi emozionanti momenti.

Ebbene sì, lo ammetto, per quanto abbia desiderato vivere ogni secondo della festa, lo scorso anno, durante la messa dell’aurora ero ancora tra le braccia di Morfeo!

Sarà quest’anno l’occasione per tutti, cittadini, devoti e tutti coloro che amano questa città e questa festa, per pensare a come rendere Agata orgogliosa dei suoi cittadini e della sua città, sperando che la festa di Sant’Agata possa essere sempre un momento di unione e devozione e che tutte le ombre che possono esserci state in passato, vengano spazzate via dalla luce e da un desiderio di rinascita.

Sant Agata festa Catania
Giovani devoti assistono ai fuochi del borgo

Link utili e riferimenti:

https://www.comune.catania.it/la-citta/santagata/la-devozione/le-reliquie.aspx

https://www.identitainsorgenti.com/tradizioni-identitarie-festa-santagata-catania-terza-per-importanza-nel-mondo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_di_sant%27Agata#A_sira_%E2%80%98%C3%B4_tri

https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Agata

http://www.festadisantagata.it/storiafestadisantagata.php

https://badiasantagata.wordpress.com/santagata/il-martirio/

https://www.girasicilia.it/luoghi-festa-santagata-catania/

http://www.circolosantagata.it/le-candelore.html

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Trekking on Etna – Valle del Bove

And this Christmas 2020, is over too! Although family dinners and toasts were banned because of prohibition of gathering, I haven’t deprived myself of any of the gastronomic delights of Christmas’ time and with Panettoni, Cannelloni, Zamponi, and all the other christmas’ Food”oni” it was YOLO time for me!

Now, like every year, I find myself out of breath as I take down the Christmas tree and I think it might be time to finally leave the table and lift something that is not just a fork.

Aided by the closed gym, the best way to get back doing some cardio, is definitely a good walk. When I decide it’s time to exercise and get in touch with nature, a day of trekking on Mount Etna is the best solution for me.

Path to Valle del Bove

If you are a “weekend warrior” like me, a not too tiring but with a great satisfaction path, is the one that leads to Bove Valley, on the eastern side of the mountain.

Leaving the car not far from the Sapienza Refuge, we walked the path called “Schiena dell’Asino” (a particular name that means “Donkey back” and that is inspired by the pace of the path which rises and falls like the shape of the donkey’s back). The walk is not so heavy and it is short-lived, but the view that awaits you at the end of this path is truly unexpected!

During the walk immersed in the trees, you can see the Crateri Silvestri that we left at the beginning of our walk (the craters near the refuge, at 1900 mt. above sea level) and you’ll also enjoy the view of a puffing summit crater.

Arriving at the edge of the slope, the panorama that opens up is incredible: an infinite lava flow, an expanse as black as the night, overlooking the sea; in this depression the magma that springs from the eruptions il collected: here is the Valle del Bove.

At the top there is a lot of wind but the view repays any effort! We stayed here for some time, to observe this breathtaking valley. Accustomed to living our daily lives in front of the blue light of a screen, we feel lost in front of the immensity of this panorama. “The Mountain” (here, the Etna is called only the mountain), is always able to amaze me and being in front of this lava desert give me strange feelings: its immense beauty leads me to admire it with awe.

I assure you that, even in the days following your walk, it will be difficult to forget such an exceptional landscape. A great way to stretch your legs, burn some meal off, and discover the wonders of this unique land!

Trekking on mount etna in sicily, what to do in sicily, nature in catania
Mount Etna (East) – Valle del Bove
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Trekking sull’Etna – Valle del Bove

E anche questo assurdo Natale 2020…ce lo siamo levati dalle palle! (parafrasando la famosa battuta di un’opera cinematografica d’essai).

Nonostante i cenoni e i brindisi fossero banditi, io non mi sono privata di nessuna delle delizie gastronomiche del periodo natalizio e tra panettoni, cannelloni, zamponi e tutti gli altri “-oni” che ci volete mettere, mi sono data alla pazza gioia a tavola.

Ora, come ogni anno, mi ritrovo ad avere il fiatone mentre smonto l’albero di natale e penso che forse sarebbe ora di alzarsi finalmente da tavola e sollevare qualcosa che non sia solo la forchetta.

Complici le palestre chiuse, il miglior modo per riprendere a fare un po’ di attività cardio, è decisamente una bella camminata.  Quando decido che è ora di fare un po’ di movimento ed immergermi nella natura, una giornata di trekking sull’Etna è la soluzione.

PERCORSO VALLE DEL BOVE

Se siete dei “camminatori della Domenica” come me, un percorso non troppo faticoso ma di grandissima soddisfazione è quello che porta alla Valle del bove, sul versante est della montagna.

Lasciando l’auto non molto distante dal Rifugio Sapienza, abbiamo percorso il sentiero chiamato Schiena dell’Asino (un nome particolare che ho scoperto essere ispirato all’andatura del sentiero, che sale e scende e richiama perciò la forma del dorso asinino). La camminata non è eccessivamente pesante, le salite non sono ripide ed è e di breve durata, ma la vista che vi aspetta al termine di questo percorso è veramente inaspettata!

Durante la camminata, immersa tra gli alberi, si possono vedere i crateri silvestri che abbiamo lasciato in partenza (nei pressi del rifugio, a 1900 mt slm) e godrete anche della vista di un cratere sommitale che sbuffa.

Arrivati al limitare della scarpata il panorama che si apre è incredibile: una colata di lava infinita, una distesa nera come la notte che si affaccia sul mare; in questa depressione si raccoglie il magma che scaturisce dalle eruzioni: ecco la Valle del Bove.

In cima c’è tanto vento ma la vista ripaga di qualsiasi fatica! Siamo rimasti per un po’ di tempo qui ad osservare questa vallata mozzafiato. Abituati a vivere la nostra quotidianità davanti alla luce blu di uno schermo, rimaniamo smarriti di fronte all’immensità di questo panorama. “La Montagna” è sempre capace di stupirmi e trovarsi di fronte a questo deserto di lava è un’emozione strana: la sua immensa bellezza mi portano ad ammirarla con timore reverenziale.

Vi assicuro che anche nei giorni successivi la vostra passeggiata, sarà difficile togliersi dalla mente un paesaggio così eccezionale. Un ottimo modo per sgranchirvi le gambe, smaltire qualche cenone e scoprire le meraviglie di questa terra così unica!

Trekking sull'Etna in Sicila, vista dalla valle del bove sul mare. distesa di lava
Valle del Bove – Versante est Etna
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