Articoli-italiano, Cosa fare in Sicilia, Senza categoria, storia

La Festa di Sant’Agata

Origini, storia e tradizioni della festa simbolo di Catania

Raccontare Sant’Agata per qualcuno che non è nato a Catania, non è facile.

Non ho mai indossato il sacco, ho avuto la fortuna di vivere la festa una sola volta, ma dal momento in cui ho conosciuto la città di Catania, Sant’Agata ha avuto un impatto enorme nella mia vita.

Quest’anno, come era prevedibile, a causa della pandemia ancora in atto non sarà possibile celebrare la festa di Sant’Agata come avviene ogni febbraio, da quasi un millennio.

Anche per questo per la popolazione è difficile accettare che quest’anno non si possa celebrare la Santa: è un momento importante per la città, che ogni anno aspetta con trepidazione di poter rivedere finalmente la Santuzza girare per la sua Catania.

Ecco perchè ho deciso, in questi giorni, di celebrare la Santa pubblicando i ricordi di quella che per me è stata la prima festa di Sant’Agata: mi permetterà di rivivere quei momenti che sono stati così intesi e condividerli con voi, nella speranza che nel 2022 potremmo finalmente ritrovarci accanto al fercolo ad urlare “Tutti devoti tutti!”

Ricordo che la prima volta in cui sentii parlare di questa festa, immaginai piazze stracolme di persone, strade del centro ricoperte di cera, canti e preghiere risalenti a tempi lontani; tutte queste immagini presero vita nel febbraio 2020, quando potei viverle per la prima volta.

Credevo che i racconti su questa festività fossero esagerati, ma nel momento in cui mi trovai a tu per tu con la Santa, mi resi conto che quanto mi era stato detto corrispondeva esattamente alla realtà. La festa di Sant’Agata è un momento incredibilmente emozionante e non si può restare impassibili davanti alla commozione dei devoti che urlano, cantano, piangono e salutano finalmente la Santa che da tanto tempo non scendeva in mezzo ai cittadini.

Si è stimato che durante queste giornate, si riversino in città tra cittadini e turisti, almeno un milione di persone, facendo così di Sant’Agata la terza festa religiosa più grande del mondo.

Vita di Sant’Agata e Origini della festa

I Catanesi cominciarono a celebrare Sant’Agata a seguito del suo martirio, avvenuto nel 5 febbraio del 251, ma fu solo dopo il ritorno delle sue spoglie in città ,nel 1126, che si ebbe la prima processione ufficiale (le reliquie vennero donate a Costantinopoli dal Generale Maniace nel 1040 e riportate a Catania il 17 agosto 1126 da Gisilberto e Goselmo. Ancora oggi il 17 agosto si celebra la Santa per ricordare il suo ritorno in patria).

Probabilmente le radici di questo culto sono da rintracciarsi nella venerazione della dea Iside, divinità che nei secoli passati deve aver avuto un ruolo importante per i culti pagani in città.

Sant’Agata è conosciuta anche come la Santuzza o la Santa bambina, proprio per la giovane età in cui subì il martirio.

L’origine della nascita di Agata è sempre stata motivo di discussione: Palermo, Galermo o Catania. In base però all’importante tradizione ed alla documentazione del suo martirio sembra che la possibilità che vede i natali della Santa a Catania sia quella maggiormente attendibile.

Agata era una giovane ragazza di famiglia aristocratica, della quale il proconsole Quinziano si appassionò. Essendo la città sotto dominazione romana, Quinziano ordinò alla ragazza di rinnegare la sua fede cristiana e di rivolgersi agli dei pagani, come si conveniva. Agata fortemente convinta della propria fede, si rifiutò di adorare gli dei e il proconsole la affidò alla cortigiana Afrodisia con l’intento di scalfire quella che era una incrollabile fede. Non avendo effetto nemmeno l’opera di corruzione della cortigiana, Quinziano processò Agata al palazzo pretorio e da lì venne prima incarcerata e poi torturata, in particolare con il supplizio della recisione delle mammelle che connota fortemente tutte le raffigurazioni del martirio. Un altro momento importante, riportato in molte raffigurazioni, è quello che vede la Santa soccorsa da San Pietro che curò le sue ferite mentre si trovava nel carcere. I supplizi di Agata terminarono con la tortura dei carboni ardenti. Agata morì il 5 febbraio 251 ma fu in questa occasione che la terra tremò facendo fuggire i soldati romani e che il sacro velo rosso non bruciò. È proprio questo il velo che secondo la leggenda è in grado di proteggere la città di Catania dalla lava dell’Etna.

I luoghi dove ebbe luogo il martirio di Sant’Agata sono oggi venerati e vi sorgono chiese ed edifici monumentali come S. Agata la Vetere, S. Agata al Carcere, S. Agata alla Fornace, Cattedrale di S. Agata.

È proprio nella cattedrale che oggi sono custodite le reliquie della Santa ed è da qui che inizia e termina la festa di Agata.
Nel 1376 venne realizzato il busto reliquiario che ospita la testa ed il torace della Santa, mentre i reliquiari anatomici contenenti gli arti ed una delle mammelle, sono custoditi all’interno di uno scrigno d’argento risalente al 1576. Il fercolo, che viene trainato dai cittadini tramite due cordoni (lunghi oltre 100 metri) venne costruito nel 1518.

I devoti indossano un abito bianco, chiamato “Sacco”, con guanti bianchi, papalina nera (scurzitta), un fazzoletto di esultanza, un cordone in vita e talvolta delle coccarde raffiguranti il volto della Santa. L’origine di questo abito tradizionale viene fatta risalire alla notte del rientro delle reliquie in città per cui i cittadini, svegliati nel sonno, sarebbero andati ad accogliere la Santa con gli abiti da notte.

Trovai molto curioso vedere un paio di signore con il sacco verde e mi è stato raccontato che originariamente le donne non indossavano il sacco, solo successivamente iniziarono ad indossarlo di questo colore che doveva essere quello della tunica di Agata e solo in tempi recenti anche le donne hanno iniziato ad indossare il sacco bianco.

Le candelore sono un altro elemento fondamentale per le celebrazioni. Sono tredici immensi cerei, con un peso che arriva fin quasi a una tonnellata, che rappresentano le corporazioni e i mestieri della città. Le candelore vengono portate a spalla da molti uomini e accompagnano tutta la festa con le loro luci e le loro decorazioni, “annacandosi” e danzando a ritmo di musica per omaggiare la Santa.

Le celebrazioni: 3 – 4 – 5 febbraio

Arriviamo però finalmente a parlare dei giorni di festa.

3 Febbraio

La festa di Sant’Agata si apre ufficialmente il 3 febbraio. I momenti salienti sono:

L’offerta della cera e la sfilata della carrozza del senato: la processione con le alte cariche della città parte dalla chiesa di S. Agata alla Fornace, che si trova alle spalle dell’anfiteatro in piazza Stesicoro, e raggiunge la cattedrale di S. Agata. In questa occasione sfilano anche le candelore;

I Fuochi della sera del 3: la sera del tre febbraio termina con un meraviglioso spettacolo pirotecnico in Piazza Duomo. Un incredibile momento in cui il cielo di Catania si riempie di colori che danzano a tempo di musica seguendo l’orchestra.

4 Febbraio

Le celebrazioni hanno ufficialmente inizio il 4 febbraio con:

La messa dell’aurora: le celebrazioni iniziano molto presto, attorno alle 5 del mattino ed è il momento in cui finalmente verrà aperto il sacello di Sant’Agata e la Santa può uscire dai cancelli che la proteggono durante il resto dell’anno, per essere riabbracciata finalmente dai suoi cittadini, che in un momento di forte commozione la salutano e si preparano a portarla in processione;

Il giro esterno della città: nel corso della prima giornata la Santa viene portata in processione in quello che viene chiamato “il giro esterno”. Il percorso segue l’antico perimetro della città, cominciando con l’uscita da Porta Uzeda, alla sinistra della cattedrale e dirigendosi verso gli archi della marina. Durante tutta la processione moltissimi fedeli offrono ceri alla Santa, costringendo la processione a fermarsi puntualmente per le operazioni di “scarico della cera”, evitando che il fercolo si appesantisca e facendo sì che sia possibile per tutti offrire un omaggio alla Santa. Uno dei momenti di maggiore suggestione di questa prima giornata è la ‘cchianata dei cappuccini; all’altezza di Piazza Stesicoro, l’Arcivescovo si rivolge ai cittadini e i devoti trasportano la Santa fino a Sant’ Agata la Vetere percorrendo la salita di corsa. È un momento importante in cui i devoti devono prestare molta attenzione perché per via della calca e della stanchezza può accadere che qualcuno rischi di farsi male e pertanto è importante che tutti i devoti attaccati al cordone, siano concentrati e si spalleggino in questo momento. È stato bello per me, vedere come ragazzi che non si erano mai conosciuti, ma accomunati dalla fede per Agata, si incoraggiassero a correre su per quella salita, guardando uno le spalle dell’altro, in un momento di forte fratellanza e unione. La processione procede verso il fortino, dove ha luogo uno spettacolo pirotecnico notturno e infine la Santa verrà riportata in cattedrale alle prime luci dell’alba.  

5 Febbraio

Il culmine delle celebrazioni è il 5 febbraio, giorno in cui terminano i festeggiamenti, con:

La messa del pontificale ed esposizione del busto: la mattina del 5 febbraio, all’interno della Cattedrale, viene celebrata una messa solenne e la Santa rimane esposta in chiesa durante tutta la giornata per ricevere i suoi cittadini e in attesa di essere portata in processione;

Il giro interno: la processione inizia attorno alle 18 e non terminerà prima del mattino del giorno successivo. Durante la nottata, la Santa seguirà il percorso tra via Etnea ed il quartiere Borgo. È una notte ricca di fascino, in particolare per l’accensione dei ceri. Via Etnea verrà cosparsa di segatura e terra per rendere meno pericoloso il passaggio e per evitare che la strada si riempia di cera: i devoti porteranno a spalla enormi ceri in segno di devozione alla Santa. I canti, le preghiere e le urla dei devoti, raccolti nei luoghi di culto sono strazianti e trasmettono tutta la passione e la devozione verso questa festività. Il culmine della processione è alle prime luci dell’alba, in piazza Cavour per i “fuochi del borgo”, lo spettacolo pirotecnico che vede il fercolo girarsi per tornare verso la Cattedrale. Ultima importante tappa per la Santa sarà alla Chiesa di San Benedetto ai Crociferi; i devoti con un ultimo grande sforzo intraprenderanno la cchianata di San Giuliano e porteranno il fercolo dalle monache Clarisse, che finalmente dopo un anno di attesa potranno uscire per inneggiare Sant’Agata coi loro canti. È un momento di commozione per tutti perché è l’ultimo grande saluto ad Agata prima del rientro in cattedrale.

La festa di Sant’Agata è stata per me un momento di grande coinvolgimento emotivo, con sensazioni forti che sono perdurate per molto tempo a seguito della festa. Il coinvolgimento è indubbiamente anche fisico, dal momento che resistere svegli per così tante ore, camminando con un passo estremamente lento e con il freddo di febbraio è una grande prova di resistenza. Il rammarico di non poter vivere pienamente la festa quest’anno, lascia però il posto al desiderio di poter l’anno prossimo, partecipare a tutti i suoi emozionanti momenti.

Ebbene sì, lo ammetto, per quanto abbia desiderato vivere ogni secondo della festa, lo scorso anno, durante la messa dell’aurora ero ancora tra le braccia di Morfeo!

Sarà quest’anno l’occasione per tutti, cittadini, devoti e tutti coloro che amano questa città e questa festa, per pensare a come rendere Agata orgogliosa dei suoi cittadini e della sua città, sperando che la festa di Sant’Agata possa essere sempre un momento di unione e devozione e che tutte le ombre che possono esserci state in passato, vengano spazzate via dalla luce e da un desiderio di rinascita.

Sant Agata festa Catania
Giovani devoti assistono ai fuochi del borgo

Link utili e riferimenti:

https://www.comune.catania.it/la-citta/santagata/la-devozione/le-reliquie.aspx

https://www.identitainsorgenti.com/tradizioni-identitarie-festa-santagata-catania-terza-per-importanza-nel-mondo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_di_sant%27Agata#A_sira_%E2%80%98%C3%B4_tri

https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Agata

http://www.festadisantagata.it/storiafestadisantagata.php

https://badiasantagata.wordpress.com/santagata/il-martirio/

https://www.girasicilia.it/luoghi-festa-santagata-catania/

http://www.circolosantagata.it/le-candelore.html

Standard
Articoli-inglese, Senza categoria, storia

THE TRINACRIA (Sicilian Flag)

A Sicilian emblem


I’m a magpie: I can’t resist the charm of flashy and shiny objects. In particular if they are linked in some way to Sicily.

When the idea of living in Sicily was still just a dream for me, the possibility of being able to “wear Sicily” was a way to feel a little of its warmth, even on the darkest days.

One of the emblem I prefer to wear is undoubtedly the Trinacria, so unique and unmistakable, it is representative of this island.

Although it is a recognizable symbol, not everyone is aware of its origin. Now I’ll tell you a little about this special representation, so that, every time you will show it off, you can tell its story!

WHAT DOES THE TRINACRIA REPRESENTS? WHY IS IT CALLED “TRINACRIA”‘?

History and Origins of the symbol that represents Sicily

Like every icon, also the Trinacria has ancient origins that are lost in history of times, and probably it derives frome the oriental symbols depicting the Sun; the idea of circularity and movement to which the ancient spirals refer (which subsequently turned into legs representation), would refer to the apparent movement of the Sun.

In ancient representations, the Triskelion (the name of the ancient symbol), is represented in many different ways and over time, a progressive “humanization” of the emblem has been achieved attributing a female head and legs to it.

The female head, that appears in almost all the reproductions of the Trinacria, is that of a Gorgon (better known by the name of Medusa, one of the three sisters with a stone gaze). In addition to being a very popular representation in the ancient world, the choice of a Gorgon is also interesting because of the repetition of the number three within the representation (the three mythological sisters, daughter of divinities of the seas were: Medusa, Steno and Euriale).

I also find very interesting a Davide Maria Gabriele’s study in which he write about the possibility that, the decision to attribute legs to the Trinacria, may have derived from the Spartan’s custom of depicting a bent leg on the shields (symbol of strenght). Also in this study, Davide Maria Gabriele asserts that, the name Triskeles, derives from the greek Treis Akra, that means Three Capes. (At the end of the article, you will find all the links to the studies I mentioned. – they’re written in italian only – ).

With reference to this, one of the most supported hypotheses is that the three legs represents the three main promontories of the island: Pachino (now called Capo Passero), Lilibeo (now called Capo Boeo), and Peloro (now called Punta del Faro).

In addition to the Gorgon’s head and legs, in the representation of Trinacria are often present ear of wheat; in a study of coniage, Marco Vitale attributes to these symbols the function of representing the importance of Sicily as producer of wheat under in ancient roman times; this study also confirms that the legs can symbolize the different island’s city (in some coins, in fact, the legs are placed in different positions – for example under the chin of the Gorgon – depending on the geographical location to which it refers the coin).

Over the centuries, the Trinacria has become the most representative emblem of this island, so much that it is represented on the flag of the Sicilian Region, which flutters showing the charm of the history and myth that this land preserve.

Below, along with the bibliographical references, you can find some links to the studies I mentioned in the article in order to deepen the subject (all the articles are in italian).

Trinacria sicilian earrings details jewerly
Trinacria Earrings

BIBLIOGRAPHICAL REFERENCES:

  • (Davide Maria Gabriele (2016), Dalla Trinacria alle Puglie: cartografia e mito nelle medaglie borboniche del XVIII e XIX sec., Quaderni di laMoneta.it, http://www.numismaticamente.it );
  • (Solas Boncompagni (2006), Il mondo dei simboli. Numeri, lettere e figure geometriche, Edizioni Mediterranee);
  • (Marco Vitale (2015), Rappresentazioni simboliche della Sicilia sulle monete greche e romane, ” Ormos. Ricerche di Storia Antica, 200-225);
  • (A.Longo (1966), voce Triscele, Enciclopedia dell’arte antica, Treccani Online https://www.treccani.it/enciclopedia/triscele_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica)).

LINK:

 

Standard
Articoli-italiano, Eleonora, Senza categoria, storia

LA TRINACRIA

Simboli siciliani

Sono un po’ gazza ladra: non resisto al fascino degli oggetti vistosi e luccicanti. In particolare se sono legati in qualche modo alla Sicilia.

Quando l’idea di poter vivere in quest’isola era per me ancora solo un sogno, la possibilità di poter “indossare la Sicilia” era un modo per poter sentire un pochino del suo calore anche nelle giornate più buie.

Uno dei simboli che preferisco portare è indubbiamente la Trinacria, così unica e inconfondibile, grida Sicilia in ogni sua rappresentazione.

Per quanto sia un simbolo riconoscibile da chiunque, non tutti però sono a conoscenza della sua origine. Ora vi racconto un po’ di questa particolare rappresentazione, cosicché, ogni volta che la sfoggerete potrete raccontare della sua storia!

COSA RAPPRESENTA LA TRINACRIA? PERCHÉ SI CHIAMA TRINACRIA?

Storia e Origini del simbolo che rappresenta la Sicilia

Come ogni icona, anche la Trinacria ha origini antiche che si perdono nella storia dei tempi e deriva probabilmente dalle simbologie orientali raffiguranti il Sole; l’idea della circolarità e del movimento a cui rimandano le spirali (che successivamente si trasformarono in gambe), sarebbe riferita al movimento apparente del Sole.

Nelle raffigurazioni antiche, la Triscele (il nome dell’antico simbolo) viene rappresentata in molti modi differenti e nel tempo si è arrivati ad una progressiva “umanizzazione” del simbolo, attribuendogli una testa femminile e delle gambe.

La testa femminile che appare in quasi tutte le riproduzioni della Trinacria, è quella di una Gorgone (meglio conosciuta col nome di Medusa, una delle tre sorelle dallo sguardo di pietra). Oltre ad essere una rappresentazione molto comune nel mondo antico, è interessante la scelta di una gorgone anche per il ripetersi del numero tre all’interno della raffigurazione (le tre sorelle mitologiche, figlie di divinità dei mari erano Medusa, Steno ed Euriale).

Ho trovato molto interessante lo studio di Davide Maria Gabriele in cui si parla della possibilità che la decisione di attribuire delle gambe alla Trinacria possa essere derivata dall’usanza degli spartani di incidere sugli scudi una gamba piegata che avrebbe rappresentato un simbolo di forza. Sempre in questo studio, Davide Maria Gabriele asserisce che il nome Triskeles derivi dal greco Treis Akra, ossia: tre promontori. (Al termine dell’articolo troverete tutti i link utili ad approfondire).

In riferimento a ciò, una delle ipotesi maggiormente supportata, è quella che le tre gambe rappresentino i tre principali promontori dell’isola ossia: Pachino (oggi capo Passero), Lilibeo (oggi Capo Boeo) e Peloro (oggi Punta del Faro).

Oltre alla testa di gorgone e alle gambe, nelle rappresentazioni della Trinacria sono spesso presenti delle spighe di grano; in uno studio sulla monetazione, Marco Vitale attribuisce alla presenza delle spighe la funzione rappresentativa dell’importanza della Sicilia come produttrice di grano in epoca romana; sempre in questo studio conferma che le gambe possano simboleggiare le differenti posizioni geografiche di città dell’isola (in alcune monete infatti, le gambe risultano poste in posizioni differenti – ad esempio sotto il mento della gorgone – a seconda della localizzazione geografica a cui si riferisce la monetazione).

La trinacria è diventata nei secoli il simbolo maggiormente rappresentativo di quest’isola, tanto da essere rappresentato sulla bandiera della Regione Siciliana, che sventola mostrando il fascino della storia e del mito che questa terra custodisce.

Vi lascio qui sotto, assieme ai riferimenti bibliografici, alcuni link agli studi che ho citato nell’articolo per poter approfondire l’argomento e sorprendervi, come me, dell’incredibile storia di questa terra unica.

ritratto ragazza con orecchini a forma di trinacria, sicilia
Orecchini con Trinacria

BIBLIOGRAFIA:

  • (Davide Maria Gabriele (2016), Dalla Trinacria alle Puglie: cartografia e mito nelle medaglie borboniche del XVIII e XIX sec., Quaderni di laMoneta.it, http://www.numismaticamente.it );
  • (Solas Boncompagni (2006), Il mondo dei simboli. Numeri, lettere e figure geometriche, Edizioni Mediterranee);
  • (Marco Vitale (2015), Rappresentazioni simboliche della Sicilia sulle monete greche e romane, ” Ormos. Ricerche di Storia Antica, 200-225);
  • (A.Longo (1966), voce Triscele, Enciclopedia dell’arte antica, Treccani Online https://www.treccani.it/enciclopedia/triscele_(Enciclopedia-dell’-Arte-Antica) ).

LINK UTILI:

Standard
Articoli-italiano, Cosa fare in Sicilia

Trekking sull’Etna – Valle del Bove

E anche questo assurdo Natale 2020…ce lo siamo levati dalle palle! (parafrasando la famosa battuta di un’opera cinematografica d’essai).

Nonostante i cenoni e i brindisi fossero banditi, io non mi sono privata di nessuna delle delizie gastronomiche del periodo natalizio e tra panettoni, cannelloni, zamponi e tutti gli altri “-oni” che ci volete mettere, mi sono data alla pazza gioia a tavola.

Ora, come ogni anno, mi ritrovo ad avere il fiatone mentre smonto l’albero di natale e penso che forse sarebbe ora di alzarsi finalmente da tavola e sollevare qualcosa che non sia solo la forchetta.

Complici le palestre chiuse, il miglior modo per riprendere a fare un po’ di attività cardio, è decisamente una bella camminata.  Quando decido che è ora di fare un po’ di movimento ed immergermi nella natura, una giornata di trekking sull’Etna è la soluzione.

PERCORSO VALLE DEL BOVE

Se siete dei “camminatori della Domenica” come me, un percorso non troppo faticoso ma di grandissima soddisfazione è quello che porta alla Valle del bove, sul versante est della montagna.

Lasciando l’auto non molto distante dal Rifugio Sapienza, abbiamo percorso il sentiero chiamato Schiena dell’Asino (un nome particolare che ho scoperto essere ispirato all’andatura del sentiero, che sale e scende e richiama perciò la forma del dorso asinino). La camminata non è eccessivamente pesante, le salite non sono ripide ed è e di breve durata, ma la vista che vi aspetta al termine di questo percorso è veramente inaspettata!

Durante la camminata, immersa tra gli alberi, si possono vedere i crateri silvestri che abbiamo lasciato in partenza (nei pressi del rifugio, a 1900 mt slm) e godrete anche della vista di un cratere sommitale che sbuffa.

Arrivati al limitare della scarpata il panorama che si apre è incredibile: una colata di lava infinita, una distesa nera come la notte che si affaccia sul mare; in questa depressione si raccoglie il magma che scaturisce dalle eruzioni: ecco la Valle del Bove.

In cima c’è tanto vento ma la vista ripaga di qualsiasi fatica! Siamo rimasti per un po’ di tempo qui ad osservare questa vallata mozzafiato. Abituati a vivere la nostra quotidianità davanti alla luce blu di uno schermo, rimaniamo smarriti di fronte all’immensità di questo panorama. “La Montagna” è sempre capace di stupirmi e trovarsi di fronte a questo deserto di lava è un’emozione strana: la sua immensa bellezza mi portano ad ammirarla con timore reverenziale.

Vi assicuro che anche nei giorni successivi la vostra passeggiata, sarà difficile togliersi dalla mente un paesaggio così eccezionale. Un ottimo modo per sgranchirvi le gambe, smaltire qualche cenone e scoprire le meraviglie di questa terra così unica!

Trekking sull'Etna in Sicila, vista dalla valle del bove sul mare. distesa di lava
Valle del Bove – Versante est Etna
Standard
Articoli-italiano

La terra dove l’inverno è caldo

Quando venire in Sicilia? Consigli per godersi per un autunno in spiaggia.

Entrando nella mia prima casa in affitto, il proprietario di casa mi disse che le spese di riscaldamento erano incluse nel canone e pensai di essere stata molto fortunata.
Solo in seguito mi accorsi della mancanza di termosifoni e capii che da lì a qualche mese il lenzuolino leggero che avevo comprato per il letto, non sarebbe bastato.

Dopo aver passato i mesi invernali in una gelida Praga in cui tutti i buoni propositi del “vivere in maniera sostenibile” erano andati a farsi benedire – a favore di un rassicurante tepore dovuto allo smodato uso dei riscaldamenti – la mancanza di un calorifero nella mia stanza mi parve una tragedia.
Ciò che ancora non sapevo è che quello stesso anno avrei festeggiato il mio compleanno ottobrino con un bagno al mare.

Il clima qui è mite, e l’autunno è dolce come dolce è l’uva delle vendemmie.
L’autunno in Sicilia, è per me ancor più bello dell’estate, la stagione che fa del sole e del mare la sua bandiera.
Qui a Catania nel mese di settembre, serve solo un po’ di risolutezza: scegliere se passeggiare tra i boschi dell’Etna o nuotare tra gli scogli di Acitrezza può essere una decisione non facile quando il cielo è terso e il sole ti accarezza senza più la violenza dei mesi passati.
Mi resi conto quindi che qua le temperature sotto lo zero non sono molto comuni e in dicembre la media delle temperature si aggira attorno ai 13 gradi.

Se dovessi consigliare la stagione migliore in cui venire a visitare la Sicilia, di certo direi l’autunno.
Anzitutto perché, se siete della bilancia come me, potrete festeggiare il compleanno in riva al mare (che per qualcuno nato in una regione senza coste è un sogno che si realizza!).
Per tutti coloro nati in altre stagioni dell’anno, potrete comunque apprezzare il clima mite che vi permetterà di godere di splendide giornate di sole senza soffrire il caldo. Tra settembre e ottobre è possibile farsi ancora il bagno e per i più temerari, anche il mare dei primi giorni di novembre, nelle giornate più calde, può prestarsi a una nuotata.
Attenzione! Se provenite dalle fredde terre del nord non fatevi cogliere impreparati: ricordatevi di mettere in valigia qualche maglietta a maniche corte o finirete come me, alla ricerca di qualche rimasuglio di abiti estivi nei negozi del centro.

Parlando dei mesi più freddi, anche l’inverno qui sull’isola è clemente: le minime invernali sulla costa scendono di poco sotto i dieci gradi e per trovare un po’ più di freddo bisogna salire di quota o addentrarsi nell’entroterra.
Se siete però amanti della neve e pensate che la Sicilia non faccia al caso vostro, dovrete ricredervi; nei mesi invernali è possibile addirittura sciare sull’Etna, in un contesto unico al mondo che vi permette di guardare il mare proprio mentre scivolate da una montagna di fuoco!

Il caldo torrido dei mesi estivi cede dunque il passo a un inverno in cui difficilmente patirete il freddo, ma che vi permetterà comunque di vivere l’atmosfera magica del periodo natalizio tra mercatini artigianali, piatti tradizionali e con un po’ di fortuna e salendo di quota, potreste passare anche “un bianco natale”.

Dimenticate la folla che nella settimana di ferragosto affolla le spiagge e in autunno migrate verso sud.

Borgo di Marzamemi in estate
Borgo di Marzamemi

Standard